Cos’è la costernazione?

 

La costernazione compare quando qualcosa ci colpisce con una gravità tale da interrompere per un momento il nostro normale modo di pensare e reagire. Può accadere davanti a una morte improvvisa, un incidente, una tragedia collettiva, una notizia terribile o la scoperta di qualcosa che non avremmo mai immaginato.

Non è soltanto tristezza. Nella costernazione c’è spesso anche lo smarrimento di chi sta ancora cercando di capire ciò che è successo. Possiamo conoscere perfettamente i fatti e continuare a pensare: «Non può essere vero», «Com’è possibile?», «Non so cosa dire».

È proprio questa combinazione a renderla particolare. Qualcosa ci sorprende, ma non come una normale novità: ci sorprende dolorosamente. Ci addolora, ma prima ancora di riuscire a sentire pienamente quel dolore possiamo restare increduli, immobili o confusi.

Per questo la costernazione compare spesso nei primi momenti dopo una brutta notizia. Può durare poco oppure accompagnarci più a lungo, mentre ciò che è successo diventa progressivamente reale. In seguito possono emergere con maggiore chiarezza tristezza, paura, rabbia o il dolore per una perdita.

La costernazione può essere anche collettiva. Dopo una catastrofe, una strage o un avvenimento particolarmente grave si parla spesso della costernazione di una comunità o di un intero Paese. Non significa che tutti provino esattamente la stessa cosa, ma che molte persone condividono un senso di gravità, incredulità e dolore difficile da esprimere immediatamente.

 

Emozioni primarie coinvolte

 

Nella costernazione possono intrecciarsi soprattutto sorpresa e tristezza.

La sorpresa entra in gioco quando ciò che accade rompe bruscamente le nostre aspettative. L’attenzione viene catturata dall’evento e può servire del tempo prima che la mente riesca a inserirlo nella realtà che conosceva fino a poco prima.

La tristezza emerge quando diventano evidenti la perdita, il danno o la sofferenza contenuti in quella notizia.

Può comparire anche paura, soprattutto se ciò che è successo ci fa sentire improvvisamente meno al sicuro o ci porta a temere altre conseguenze.

In alcune situazioni può emergere anche rabbia: per esempio quando riteniamo qualcuno responsabile, percepiamo un’ingiustizia o scopriamo che ciò che è accaduto avrebbe potuto essere evitato.

Non esiste però una combinazione fissa. La costernazione descrive soprattutto il modo in cui restiamo colpiti e disorientati davanti alla gravità di qualcosa, prima che le emozioni che contiene diventino più facili da distinguere.

 

Origine del nome

 

Costernazione deriva dal latino consternatio, collegato al verbo consternare, usato per indicare uno sconvolgimento capace di abbattere, turbare profondamente o togliere sicurezza.

Questa idea è rimasta nell’italiano di oggi. Essere costernati non significa semplicemente essere dispiaciuti: significa trovarsi davanti a qualcosa di così grave da sentirsi scossi e momentaneamente disorientati.

Per questo la parola viene usata spesso dopo eventi drammatici o notizie inattese, quando al dolore si accompagna ancora l’incredulità.

 

Come si riconosce

 

La costernazione può essere evidente, ma può anche manifestarsi in modo molto silenzioso. Una persona può piangere, fare molte domande oppure rimanere quasi immobile. Non esiste un unico volto della costernazione: per riconoscerla contano il contesto e l’insieme dei segnali, non un singolo gesto.

Pensiero. La mente può tornare continuamente alla stessa notizia: «È successo davvero?», «Com’è potuto accadere?», «E adesso?». Anche dopo aver ricevuto una spiegazione chiara, si possono ripetere le stesse domande o ricostruire più volte i fatti.

Non sempre si stanno cercando informazioni nuove. A volte la mente sta semplicemente tentando di rendere reale qualcosa che continua a sembrare inconcepibile.

Può essere difficile anche pensare alle conseguenze. Si capisce razionalmente ciò che è successo, ma non si riesce ancora a immaginare fino in fondo che cosa cambierà.

Parole e frasi tipiche. Possono comparire espressioni come «Non ci posso credere», «È terribile», «Non so cosa dire», «Non ci sono parole», «Ma com’è possibile?» oppure semplicemente «No».

Qualcuno racconta più volte l’accaduto quasi con le stesse parole; qualcun altro non riesce a parlarne affatto.

Voce. Può diventare più bassa, lenta o incerta. Le frasi possono interrompersi e lasciare spazio a pause più lunghe del solito. Quando il dolore emerge con maggiore forza, la voce può spezzarsi.

Altre persone reagiscono in modo opposto: parlano velocemente, fanno molte domande, telefonano o cercano informazioni. Anche l’agitazione può accompagnare il primo smarrimento.

Sguardo e volto. Lo sguardo può restare fisso per qualche momento oppure cercare quello degli altri, quasi per avere conferma di ciò che si è appena sentito. Il volto può apparire teso, immobile o improvvisamente privo della consueta espressività.

Possono comparire occhi molto aperti, sopracciglia sollevate o contratte, lacrime e tensione intorno alla bocca. Sono possibilità, non segnali universali.

Corpo. Alcune persone avvertono debolezza alle gambe, un nodo alla gola o allo stomaco, tensione, freddo o tremore. Altre sentono soprattutto il bisogno di fermarsi o sedersi.

Il corpo può però reagire anche con agitazione: camminare avanti e indietro, muoversi continuamente, cercare qualcosa da fare. Restare immobili e non riuscire a stare fermi possono essere due risposte diverse allo stesso sconvolgimento.

Gesti. Portarsi una mano alla bocca o al volto, scuotere lentamente la testa, interrompere ciò che si stava facendo, abbracciare qualcuno o prendere immediatamente il telefono sono reazioni possibili.

Un gesto frequente è controllare di nuovo: rileggere un messaggio, riaprire una notizia, chiedere a qualcuno di ripetere ciò che ha appena detto. Non necessariamente perché non si sia capito, ma perché si fatica ancora a crederci.

Comportamento. Per qualche tempo può essere difficile riprendere ciò che si stava facendo. Una persona può cercare dettagli e conferme, chiamare qualcuno, voler raggiungere le persone coinvolte oppure isolarsi.

Altre volte continua a svolgere azioni semplici quasi automaticamente e sembra sorprendentemente calma. La reazione emotiva più evidente può arrivare solo dopo, quando l’urgenza del momento è passata e ciò che è successo comincia davvero a farsi sentire.

 

Se la provi

 

Davanti a certe notizie non è necessario riuscire a capire tutto immediatamente. Puoi sapere che cosa è successo e avere comunque bisogno di tempo prima che quella realtà sembri davvero possibile.

Se le informazioni arrivano attraverso messaggi, social o racconti frammentari, può essere utile distinguere ciò che è confermato da ciò che ancora non lo è. Nei momenti di forte turbamento è facile continuare a cercare aggiornamenti, fotografie e testimonianze pensando che un dettaglio in più possa finalmente farci capire. A volte, invece, continuiamo soltanto a esporci alla stessa notizia.

Se la situazione ti riguarda direttamente, può aiutare concentrarti prima sulle cose immediate: capire dove andare, chi chiamare, chi raggiungere, che cosa è necessario fare adesso. Le domande più grandi possono aspettare.

Non stupirti se reagisci in modo diverso da come avresti immaginato. Essere costernati non significa necessariamente piangere. Puoi rimanere in silenzio, sentirti quasi vuoto oppure continuare a fare cose pratiche e accorgerti soltanto più tardi di quanto l’accaduto ti abbia colpito.

Quando il primo smarrimento diminuisce, può diventare più facile distinguere ciò che stai provando: dolore per una perdita, paura per ciò che potrebbe succedere, rabbia per un’ingiustizia. La costernazione può essere proprio il momento in cui queste emozioni sono ancora difficili da separare.

 

Se la vedi in qualcuno

 

Una persona costernata può non sapere ancora che cosa dire o che cosa chiedere. Non è necessario riempire subito il silenzio.

Frasi come «Devi essere forte», «Cerca di non pensarci» o «Almeno…» rischiano di arrivare quando l’altra persona sta ancora cercando di capire che cosa sia appena accaduto.

Può essere più utile offrire qualcosa di concreto: «Vuoi che rimanga qui?», «C’è qualcuno che posso chiamare?», «Ti accompagno?». Nei primi momenti un piccolo aiuto pratico può valere più di un lungo discorso.

Non aspettarti una reazione precisa. Qualcuno può piangere, qualcun altro continuare a fare domande apparentemente ovvie, qualcun altro ancora rimanere molto composto. Una calma insolita non significa necessariamente indifferenza: la persona potrebbe non avere ancora assimilato pienamente l’accaduto.

Se sei tu a dover comunicare una notizia grave, cerca di essere chiaro senza essere brusco. Informazioni vaghe, mezze frasi o formule che costringono l’altra persona a intuire ciò che è successo possono aumentare lo smarrimento. Dopo aver parlato, lascia il tempo per capire, fare domande o semplicemente rimanere in silenzio.

 

Da non confondere con

 

Sgomento. È probabilmente la parola più vicina. Indica un forte turbamento che può lasciarci disorientati o atterriti. Nella costernazione è spesso più evidente anche l’abbattimento doloroso provocato dalla gravità di ciò che è accaduto. I due termini possono comunque sovrapporsi molto.

Shock. Nel linguaggio comune indica soprattutto l’impatto improvviso di qualcosa che ci sconvolge. La costernazione mette maggiormente in primo piano ciò che proviamo mentre cominciamo a renderci conto della gravità dell’accaduto: incredulità, dolore e smarrimento. In medicina e psicologia la parola shock può avere significati più specifici e non va quindi considerata un sinonimo perfetto.

Tristezza. Possiamo essere profondamente tristi senza essere costernati. La tristezza può nascere lentamente e non richiede necessariamente un evento inatteso. Nella costernazione è più caratteristico il momento in cui qualcosa di grave ci colpisce e ci lascia inizialmente senza una risposta pronta.

Disperazione. Nella disperazione sentiamo che non ci siano più possibilità, soluzioni o speranze. La costernazione può essere intensissima senza arrivare a questo punto: riguarda soprattutto lo sconvolgimento davanti a ciò che è accaduto, non necessariamente ciò che pensiamo del futuro.

 

Esempi culturali

 

Musica — Adagio for Strings, di Samuel Barber. Il compositore statunitense Samuel Barber scrisse questo brano negli anni Trenta come movimento di un quartetto d’archi, adattandolo poi per orchestra. Non nacque come musica funebre, ma nel tempo è diventato fortemente legato ai momenti di lutto pubblico: fu trasmesso dopo la morte del presidente Franklin D. Roosevelt e accompagnò commemorazioni successive, comprese quelle seguite all’assassinio di John F. Kennedy. La musica cresce lentamente, accumula tensione e raggiunge un culmine dopo il quale sembra quasi mancare qualcosa. Proprio questa sospensione tra dolore, incredulità e incapacità di trovare subito una conclusione la rende particolarmente vicina alla costernazione.

Arte — Benedizione dei morti del mare, di Lorenzo Viani. Lorenzo Viani, pittore e incisore toscano tra le figure originali dell’Espressionismo italiano ed europeo, lavorò a questa grande tela tra il 1913 e il 1915. Le donne dei pescatori sono riunite davanti al mare in una scena dominata dal nero, dall’attesa e dal dolore condiviso. La costernazione non appartiene a un singolo volto: sembra attraversare un’intera comunità colpita da qualcosa di più grande delle sue possibilità di reagire.

Letteratura — «Natura crudele», di Dino Buzzati. Due giorni dopo il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, lo scrittore e giornalista italiano Dino Buzzati pubblicò sul Corriere della Sera un articolo sulla tragedia che aveva devastato Longarone e i paesi vicini. Per Buzzati quei luoghi erano familiari e scriverne significava confrontarsi con una catastrofe che sentiva anche personalmente. Nel testo affiorano incredulità, dolore e difficoltà nel trovare parole adeguate davanti alla dimensione dell’accaduto. È un esempio forte di costernazione collettiva e personale insieme, quando ciò che si vede è già reale ma sembra ancora impossibile da contenere.

Cinema — La stanza del figlio, di Nanni Moretti. Nel film del 2001, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes, il regista italiano Nanni Moretti racconta una famiglia la cui vita viene spezzata dalla morte improvvisa del figlio Andrea durante un’immersione. Prima ancora del lungo percorso del lutto, il film mostra qualcosa di più immediato: persone che sanno che cosa è successo, ma sembrano non riuscire ancora a far coincidere quella notizia con la propria vita. Telefonate, silenzi e gesti quotidiani continuano mentre tutto è già cambiato. È la distanza tra sapere e riuscire davvero a comprendere a rendere queste scene particolarmente vicine alla costernazione.

 

Alla prossima settimana

 

Alla prossima settimana con qualcosa che può farci sorridere e stringere il cuore nello stesso momento.

Dietro questa scheda ci sono studi, testi e ricerche provenienti da ambiti diversi. Qui trovi alcuni dei riferimenti principali che ne sostengono i contenuti.

 

Treccani, Vocabolario della lingua italiana, voci «costernazione», «costernare», «costernato».
Brontë, C. (1847), Jane Eyre, cap. II.
Frijda, N. H. (1986), The Emotions, Cambridge University Press; edizione consultata: De emoties.
Scherer, K. R., Schorr, A. e Johnstone, T. (a cura di) (2001), Appraisal Processes in Emotion: Theory, Methods, Research, Oxford University Press, ISBN 0-19-513007-3.
Lewis, M., Haviland-Jones, J. M. e Barrett, L. F. (a cura di) (2008), Handbook of Emotions, 3ª ed., Guilford Press, ISBN 978-1-59385-650-2.
Davidson, R. J., Scherer, K. R. e Goldsmith, H. H. (a cura di) (2003), Handbook of Affective Sciences, Oxford University Press, ISBN 0-19-512601-7.
Ekman, P. (2003), Emotions Revealed: Recognizing Faces and Feelings to Improve Communication and Emotional Life, Henry Holt, ISBN 978-0-8050-7275-4.
Library of Congress, Samuel Barber at the Library of Congress — Adagio for Strings.
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani, Viareggio, scheda dell’opera Benedizione dei morti del mare.
Buzzati, D. (1963), «Natura crudele», Corriere della Sera, 11 ottobre 1963.
Festival de Cannes, La stanza del figlio, Nanni Moretti, 2001, Palma d’oro.

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