Cos’è il desiderio?

 

Il desiderio nasce quando vogliamo qualcosa che ci manca, che abbiamo perso o che vorremmo fosse diverso. Può riguardare una persona, un luogo, un gesto, un risultato, un cambiamento o perfino una vita diversa da quella che stiamo vivendo.
Ogni desiderio ci orienta verso qualcosa. Ciò che vogliamo diventa importante, attira la nostra attenzione e torna spesso nei nostri pensieri. A volte sappiamo esattamente che cosa desideriamo; altre volte sentiamo soltanto che ci manca qualcosa, senza riuscire ancora a dargli un nome preciso.
Desiderare significa anche immaginare. Pensiamo a come sarebbe trovarci in un luogo diverso, avere ciò che ci manca, raggiungere un risultato o stare vicino a una persona. Questo rende il futuro più concreto e ci dà energia per cercare, progettare, aspettare o cambiare.
Non tutti i desideri, però, sono facili da realizzare. Alcuni dipendono da situazioni che non possiamo controllare, altri dalle scelte e dalla libertà di altre persone. Possiamo desiderare qualcosa di impossibile oppure volere due cose che non possono convivere: partire e restare, avvicinarci e proteggerci, cambiare vita senza perdere ciò che abbiamo.
Il desiderio può aprirci nuove possibilità e darci entusiasmo, ma anche creare inquietudine. Quando occupa tutti i nostri pensieri, rischia di impedirci di vedere ciò che abbiamo intorno.
Spesso un desiderio è importante soprattutto perché ci aiuta a capire che cosa ci manca, che cosa ci appassiona, che cosa temiamo di perdere e che cosa non riusciamo più a ignorare.

 

Emozioni primarie coinvolte

 

Nel desiderio troviamo soprattutto gioia, sorpresa, tristezza e paura.
La gioia può comparire quando ciò che desideriamo ci entusiasma e ci fa immaginare qualcosa di piacevole. La sorpresa nasce quando scopriamo di volere qualcosa che non avevamo previsto o quando comprendiamo un aspetto di noi stessi che prima non conoscevamo.
La tristezza può emergere perché il desiderio ci fa sentire con maggiore forza ciò che manca, ciò che abbiamo perso o ciò che non è ancora come vorremmo. La paura compare quando il desiderio ci espone alla possibilità di fallire, essere rifiutati, perdere un equilibrio o affrontare un cambiamento.
Non esiste una combinazione fissa. Lo stesso desiderio può suscitare soprattutto entusiasmo in una persona e inquietudine in un’altra. Anche il modo in cui lo viviamo può cambiare nel tempo.

 

Origine del nome

 

La parola desiderio deriva dal latino desiderium, legato al verbo desiderare. Nella sua storia compare anche sidus, sideris, parola latina che significa «stella», «astro» o «costellazione».

Da questo legame è nata la celebre immagine secondo cui desiderare significherebbe avvertire la mancanza delle stelle o di un segno capace di orientare. È un’interpretazione suggestiva, ma va trattata con prudenza: il preciso sviluppo della parola e il valore del prefisso de- sono stati spiegati in modi diversi.

Resta però un’immagine particolarmente adatta al significato che la parola ha assunto: nel desiderio qualcosa non è presente davanti a noi, eppure continua ad attirare il nostro sguardo e a indicarci una direzione.

 

Come si riconosce

 

Pensiero. La mente tende a tornare verso la stessa persona, possibilità, situazione o scena immaginata. Si anticipa ciò che potrebbe accadere, si costruiscono scenari, si ripensano occasioni passate o si cercano modi per ridurre la distanza tra ciò che c’è e ciò che si vorrebbe.

Parole e frasi tipiche. Possono comparire espressioni come «Quanto lo vorrei», «Non riesco a smettere di pensarci», «E se succedesse davvero?», «Forse non è così importante, però…» oppure «Vorrei almeno provarci». A volte, però, un desiderio molto importante viene minimizzato proprio per paura di esporsi.

Voce. Parlando di ciò che desidera, una persona può diventare improvvisamente più vivace, veloce o partecipe. In altri casi la voce si abbassa, compaiono esitazioni e pause, soprattutto quando il desiderio è difficile da confessare o sembra poco realizzabile.

Sguardo e volto. Il volto può accendersi quando si parla dell’oggetto desiderato: maggiore attenzione, sorriso spontaneo, occhi più vivi. Se invece il desiderio appare lontano o impossibile, possono comparire uno sguardo assorto, una breve tristezza o un’espressione trattenuta.

Corpo e gesti. Possono esserci energia, impazienza, agitazione o tensione. Alcune persone si avvicinano fisicamente a ciò che desiderano o cercano occasioni di contatto; altre si bloccano, diventano più caute o evitano proprio ciò che le attrae perché temono il rifiuto o le conseguenze.

Comportamento. Il desiderio può spingere a cercare informazioni, creare occasioni, fare progetti, aspettare un segnale, esercitarsi, risparmiare, avvicinarsi a qualcuno o modificare le proprie abitudini. Ma può produrre anche immobilità: desiderare molto qualcosa significa talvolta avere molto da perdere.

Per riconoscere un desiderio è importante osservare ciò che continua a tornare nei pensieri, nelle parole e nelle scelte di una persona. Il desiderio non ha un’espressione unica: può rendere qualcuno energico e intraprendente, oppure silenzioso e trattenuto. I segnali sono quindi possibilità, non prove.

 

Se lo provi

 

Chiediti non soltanto che cosa desideri, ma anche perché lo desideri. Dietro il desiderio di una persona può esserci il bisogno di vicinanza o di sentirsi scelti; dietro un successo, il bisogno di riconoscimento; dietro una partenza, la ricerca di libertà, novità o respiro.
Questo non significa che ogni desiderio nasconda qualcos’altro. A volte desideriamo semplicemente quella persona, quel luogo o quell’esperienza. Capire perché sono così importanti, però, aiuta a conoscere meglio ciò che proviamo.
Il desiderio va ascoltato, ma non deve essere seguito subito. Cerca di distinguere ciò che ti apre nuove possibilità da ciò che comincia a occupare tutti i tuoi pensieri. Chiediti che cosa dipende da te, quali rischi sei disposto ad accettare e quali limiti non vuoi superare.
Dire «non dovrei desiderarlo» raramente basta a far sparire un desiderio. È più utile guardarlo con sincerità, capire da dove nasce, che cosa ti chiede e quanto spazio vuoi lasciargli nella tua vita.

 

Se lo vedi in qualcuno

 

Quando una persona desidera qualcosa, può essere più vulnerabile di quanto sembri. Non sta soltanto volendo qualcosa: sta anche affrontando la possibilità di una delusione, di un fallimento o di un rifiuto.
Ascoltala senza ridicolizzarla, senza scoraggiarla subito e senza promettere ciò che non dipende da te. Frasi come «Non pensarci», «Accontentati» o «Ti passerà» rischiano di farla sentire ingenua o esagerata, senza aiutarla davvero.
Questo non significa assecondare ogni desiderio o alimentare false speranze. Puoi prendere sul serio ciò che una persona prova anche quando sai che quel desiderio difficilmente potrà realizzarsi.
Se sei proprio tu la persona da cui dipende una risposta affettiva, personale o professionale, cerca di essere chiaro. Un no sincero può fare male, ma un’ambiguità prolungata rischia di alimentare il desiderio e lasciare l’altra persona nell’incertezza.

 

Da non confondere con

 

Voglia. Può essere più immediata e passeggera. Un desiderio tende spesso a coinvolgere maggiormente l’immaginazione, il futuro e ciò che attribuiamo importanza.

Bisogno. Riguarda qualcosa che percepiamo come necessario per la vita o per il nostro benessere. Un desiderio può essere molto intenso anche quando non è indispensabile.

Capriccio. È generalmente legato alla pretesa di una soddisfazione immediata e poco disponibile ad accettare limiti. Un desiderio può invece essere profondo, duraturo e capace di dirci qualcosa di importante su di noi.

Ambizione. Si dirige soprattutto verso risultati, riconoscimenti, capacità o posizioni da raggiungere. Il desiderio è più ampio: può riguardare anche una relazione, una casa, una libertà, un’esperienza o qualcosa di difficile perfino da definire.

Ossessione. Può restringere il pensiero fino a renderlo ripetitivo e invasivo. Un desiderio, anche intenso, lascia normalmente spazio ad altre persone, interessi e possibilità.

 

Esempi culturali

 

Letteratura — Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald. Nel romanzo dello scrittore statunitense, Jay Gatsby costruisce gran parte della propria vita intorno al desiderio di ritrovare Daisy e recuperare il passato che ha condiviso con lei. La luce verde che osserva in lontananza diventa il simbolo di qualcosa che sembra vicino e continua invece a sfuggire. Il romanzo mostra quanto il desiderio possa dare energia e direzione, ma anche come l’idealizzazione possa allontanare la persona reale dall’immagine che abbiamo costruito di lei.

Cinema — In the Mood for Love di Wong Kar-wai. Nel film del regista hongkonghese, due vicini di casa scoprono che i rispettivi coniugi hanno una relazione e sviluppano tra loro una profonda intimità. Il desiderio resta quasi sempre trattenuto: vive negli sguardi, nelle attese, nelle passeggiate e nelle parole non dette. È un esempio particolarmente forte di come si possa desiderare intensamente senza trasformare necessariamente quel desiderio in possesso o compimento.

Musica — Vita spericolata di Vasco Rossi. Nel brano del cantautore italiano, il desiderio non si rivolge a una persona o a un oggetto preciso, ma a un modo diverso di vivere: una vita più libera, intensa, imprevedibile e lontana dalle convenzioni. Mostra bene come possiamo desiderare non soltanto qualcosa da avere, ma anche una possibilità di esistenza e una versione diversa di noi stessi.

Arte — Il bacio di Gustav Klimt. Nel celebre dipinto realizzato dal pittore austriaco tra il 1907 e il 1908, due figure sono avvolte da una superficie dorata mentre i loro corpi si cercano e quasi si fondono. L’opera rende visibile una delle forme più immediate del desiderio: la tensione verso la vicinanza e il contatto con un’altra persona.

 

Alla prossima settimana

 

Con uno stato emotivo che si accende quando qualcosa ci ferisce, ci ostacola o ci appare ingiusto.

Dietro questa scheda ci sono studi, testi e ricerche provenienti da ambiti diversi. Qui trovi alcuni dei riferimenti principali che ne sostengono i contenuti.

 

Frijda, Nico H. The Emotions. Cambridge University Press, 1986. ISBN 978-0-521-31600-9.
Scherer, Klaus R., Angela Schorr e Tom Johnstone, a cura di. Appraisal Processes in Emotion: Theory, Methods, Research. Oxford University Press, 2001. ISBN 0-19-513007-3.
Lewis, Michael, Jeannette M. Haviland-Jones e Lisa Feldman Barrett, a cura di. Handbook of Emotions. 3ª ed., Guilford Press, 2008. ISBN 978-1-59385-650-2.
Gross, James J. e Brett Q. Ford, a cura di. Handbook of Emotion Regulation. 3ª ed., Guilford Press, 2024. ISBN 978-1-4625-4941-2.
Treccani. «Desiderio» e «Desiderare», Vocabolario Treccani.

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