Cos’è la sehnsucht?

 

La Sehnsucht è una parola tedesca difficile da tradurre con un solo termine. Ricorda la nostalgia, il desiderio, la mancanza e la malinconia, ma nasce dal modo particolare in cui queste esperienze si mescolano.
Si può provare per una persona lontana, una casa lasciata, un periodo della propria vita o un futuro che tarda ad arrivare. A volte, però, ciò che manca non è così chiaro. Rimane la sensazione che da qualche parte esista una vita che ci somiglia di più o in cui ci sentiremmo finalmente al posto giusto.
Può rivolgersi al passato, verso qualcosa che non tornerà, oppure al futuro, verso ciò che speriamo ancora di vivere. Può riguardare anche un luogo mai visitato, un amore mai incontrato o qualcosa che desideriamo ma che ci sembra lontano o difficile da raggiungere.
Per questo non sempre si placa raggiungendo un obiettivo preciso. Dietro una persona, un luogo o una vita desiderata possono esserci bisogni più ampi: sentirsi a casa, appartenere a qualcuno, essere liberi o trovare il proprio posto.
È un’esperienza dolceamara: fa soffrire perché rende evidente una distanza, ma può anche farci capire meglio che cosa ci manca o che cosa vorremmo cambiare.

 

Emozioni primarie coinvolte

 

Nella Sehnsucht si incontrano soprattutto tristezza e gioia.
La tristezza nasce dalla distanza tra ciò che viviamo e ciò che desideriamo, da una perdita o dal timore che una possibilità importante non si realizzi. Non è sempre priva di speranza: spesso mantiene vivo il legame con ciò che manca.
La gioia può comparire quando immaginiamo ciò che desideriamo, ricordiamo un momento amato o ci accorgiamo di desiderare ancora qualcosa. Una musica, un paesaggio o un profumo possono avvicinare per un istante ciò che sembrava lontanissimo.
A volte compare anche la paura, soprattutto quando il desiderio mette in discussione la vita presente o fa temere che sia troppo tardi per cambiarla.
In alcune persone prevale la dolcezza; in altre l’inquietudine, la malinconia o il bisogno di cercare altrove.

 

Origine del nome

 

Sehnsucht è una parola tedesca di genere femminile: die Sehnsucht.
La prima parte deriva dal verbo sich sehnen, che significa desiderare intensamente o sentire la mancanza di qualcosa. La seconda, Sucht, oggi indica soprattutto una dipendenza. In passato poteva riferirsi anche a una malattia o a una sofferenza che prende possesso della persona.
La parola suggerisce quindi un desiderio così forte da diventare quasi un’inquietudine.
Era già presente nella lingua tedesca medievale, ma acquistò particolare importanza tra la fine del Settecento e l’Ottocento. Gli autori del Romanticismo tedesco la usarono per raccontare il desiderio dell’infinito, della natura, dell’amore assoluto e di una pienezza che la vita quotidiana sembrava non poter offrire.
Espressioni come “desiderio struggente”, “anelito” o “nostalgia dell’infinito” ne restituiscono alcune sfumature, ma nessuna riesce a contenerle tutte.

 

Come si riconosce

 

Pensiero. La mente torna spesso verso una persona, un luogo, un tempo o qualcosa che desideriamo ma che sembra lontano. Si immagina come sarebbe vivere altrove, riprendere una strada abbandonata o diventare la persona che si pensa di poter essere. A volte il desiderio è preciso; altre volte resta soltanto la sensazione che manchi qualcosa. Il presente non appare necessariamente privo di valore, ma sembra non bastare del tutto.

Parole e frasi tipiche. Possono comparire espressioni come «Mi manca qualcosa, ma non so cosa», «Vorrei tornare, anche se non sarebbe più lo stesso», «Sento che dovrei essere altrove», «Mi sembra di aspettare una vita che non è ancora cominciata» oppure «Questa musica mi fa venire voglia di partire». Alcune persone parlano spesso di ciò che desiderano; altre lo tengono per sé, perché temono che sembri ingenuo o irrealizzabile.

Voce. Il tono tende a diventare più lento e assorto quando si parla di un ricordo, di un luogo o di qualcosa che si desidera. Possono comparire sospiri e pause più lunghe. La voce può farsi più viva mentre la persona ne parla e più bassa quando ricorda che ciò che desidera è ancora lontano.

Sguardo e volto. Lo sguardo può allontanarsi da ciò che sta accadendo, fermarsi nel vuoto, su un paesaggio o fuori da una finestra. Sul volto possono convivere un sorriso leggero e una traccia di tristezza. Non esiste però un’espressione precisa della Sehnsucht: spesso emerge soltanto quando qualcosa risveglia la mancanza.

Corpo e gesti. Si può sentire un peso leggero al petto, un nodo alla gola, un vuoto nello stomaco o il bisogno di respirare più profondamente. Alcune persone diventano irrequiete; altre rimangono immobili e raccolte. Si possono riguardare fotografie, rileggere messaggi, conservare oggetti legati a un periodo importante o cercare immagini di un luogo lontano. Una canzone, un odore o una luce particolare possono provocare una reazione improvvisa.

Comportamento. La Sehnsucht può spingere a viaggiare, imparare una lingua, cercare una persona, creare qualcosa o cambiare una parte della propria vita. Può anche lasciare sospesi. Quando ciò che immaginiamo diventa troppo perfetto, ogni possibilità reale rischia di sembrare deludente.

 

Se la provi

 

Prova a chiederti che cosa rappresenti davvero ciò che desideri.
Una città lontana può significare libertà. Una persona del passato può ricordarti il bisogno di sentirti scelto. Il desiderio di tornare a un’altra età può nascondere la ricerca di protezione, leggerezza o possibilità che oggi senti di avere perduto.
Capirlo non rende meno vero ciò che provi. Può però aiutarti a capire se ti manca davvero quella persona o quel luogo, oppure ciò che rappresentano per te.
Puoi cercare una forma concreta, anche piccola, da dare a quel desiderio: riprendere un progetto, scrivere, creare qualcosa, visitare un luogo o cambiare una parte della tua quotidianità.
Non tutto ciò che desideriamo può essere raggiunto e non ogni mancanza deve essere colmata. La Sehnsucht diventa però più pesante quando la vita immaginata appare perfetta e quella reale viene osservata soltanto attraverso ciò che le manca.

 

Se la vedi in qualcuno

 

Evita di ridurre subito ciò che la persona prova a semplice nostalgia o insoddisfazione.
Frasi come «Devi accontentarti», «Vivi nel presente» o «Stai idealizzando tutto» possono farla sentire poco compresa. Prima di darle consigli, lascia che spieghi che cosa le manca e perché è importante per lei.
Ascolta ciò che desidera e chiedile che cosa rappresenti per lei quella persona, quel luogo o quella vita. Non sempre sta cercando una soluzione: a volte ha bisogno di capire meglio ciò che sente.
Puoi aiutarla a distinguere ciò che non può tornare da ciò che può ancora essere costruito. Alcuni desideri resteranno irraggiungibili, ma possono comunque far capire che cosa le manca e che cosa considera davvero importante.
Quando sei tu la persona desiderata o associata a quel futuro, cerca di essere chiaro. Lasciare aperte possibilità che non intendi vivere prolunga l’attesa e aumenta la distanza tra ciò che l’altro spera e ciò che può davvero accadere.

 

Da non confondere con

 

Nostalgia. Riguarda soprattutto qualcosa che abbiamo vissuto e che appartiene al passato. La Sehnsucht può rivolgersi anche a un futuro, a un luogo mai visitato o a una vita mai esistita.
Desiderio. Ha spesso un oggetto più preciso e può placarsi quando lo raggiungiamo. Nella Sehnsucht, ciò che cerchiamo tende a essere più vasto, simbolico o difficile da afferrare.
Malinconia. È una tristezza quieta, talvolta senza una causa riconoscibile. La Sehnsucht contiene invece una direzione: qualcosa manca e continua ad attirare la nostra attenzione.
Rimpianto. Nasce pensando a una scelta o a un’occasione passata che avremmo voluto affrontare diversamente. La Sehnsucht non richiede un errore e può riguardare possibilità che non ci sono mai state davvero offerte.
Wanderlust. È il forte desiderio di viaggiare e conoscere luoghi nuovi. Può intrecciarsi con la Sehnsucht, ma ciò che desideriamo non deve essere per forza un luogo: può essere una relazione, un modo diverso di vivere o una versione diversa di noi stessi.

 

Esempi culturali

 

Letteratura — Enrico di Ofterdingen, di Novalis. All’inizio del romanzo, il giovane Heinrich sogna un misterioso fiore azzurro e sente il bisogno di ritrovarlo. Quel fiore diventa il simbolo di qualcosa che lo attira senza lasciarsi raggiungere del tutto: l’amore, la poesia, la conoscenza e la ricerca di una vita più piena. Novalis, tra i principali autori del primo Romanticismo tedesco, ha trasformato questa immagine in uno dei simboli più noti della Sehnsucht.

Arte — Viandante sul mare di nebbia, di Caspar David Friedrich. Nel dipinto del 1818, un uomo visto di spalle osserva dall’alto un paesaggio immenso, in parte nascosto dalla nebbia. Friedrich, uno dei principali pittori del Romanticismo tedesco, non rivela che cosa il viandante stia pensando o cercando. Il suo sguardo rivolto verso un paesaggio immenso e lontano è diventato una delle immagini più note della Sehnsucht.

Musica — Sehnsucht, dei Rammstein. Pubblicato nel 1997, è il secondo album della band tedesca. Il titolo non riassume ogni brano del disco, ma trova un’espressione diretta nella canzone omonima. Qui la Sehnsucht non è una nostalgia delicata: diventa un desiderio fisico, inquieto e difficile da soddisfare. Il suono duro e incalzante dei Rammstein ne mette in evidenza il lato più carnale e tormentato.

Cinema — Paris, Texas, di Wim Wenders. Nel film del 1984, Travis riappare dopo quattro anni di assenza e prova a ricostruire il rapporto con il figlio e a ritrovare la donna che ha lasciato. Il viaggio nasce dal desiderio di riavvicinarsi a una famiglia perduta, ma anche dalla consapevolezza che il passato non può essere ricreato. Wenders racconta così il desiderio di tornare a una casa e a un legame perduti, pur sapendo che non potranno tornare come prima.

Alla prossima settimana

 

Alla prossima settimana con uno stato emotivo che nasce quando ciò che abbiamo ci basta e non sentiamo il bisogno di avere di più.

Dietro questa scheda ci sono studi, testi e ricerche provenienti da ambiti diversi. Qui trovi alcuni dei riferimenti principali che ne sostengono i contenuti.

 

Dudenredaktion. Sehnsucht. In Duden – Deutsches Universalwörterbuch. Bibliographisches Institut.
Goethe, J. W. von. (1795–1796). Wilhelm Meisters Lehrjahre. Johann Friedrich Unger.
Grimm, J., & Grimm, W. Deutsches Wörterbuch, voce “Sehnsucht”. S. Hirzel.
Scheibe, S., Freund, A. M., & Baltes, P. B. (2007). “Toward a Developmental Psychology of Sehnsucht (Life Longings): The Optimal (Utopian) Life”. Developmental Psychology, 43(3), 778–795. DOI: 10.1037/0012-1649.43.3.778.
Wierzbicka, A. (1999). Emotions Across Languages and Cultures: Diversity and Universals. Cambridge University Press. ISBN: 978-0-521-59971-9.
Watt Smith, T. (2017). Atlante delle emozioni umane. UTET. ISBN: 978-88-511-4879-9.

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